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venerdì 22 aprile 2016

Colon irritabile, un problema di autostima

Nonostante i grandi progressi della medicina, ci sono ancora molti disturbi non gravi ma fastidiosi che non riescono a essere domati né da farmaci, né da rimedi alternativi. Tra questi spicca la sindrome del colon irritabile, caratterizzata da un’ipersensibilità dell’intestino crasso - il colon appunto - che determina un’alternanza di stitichezza e di improvvise scariche diarroiche e dolori addominali, con una prevalenza di questa seconda manifestazione.

  
La medicina ufficiale non aiuta

Si tratta di una strana patologia, quella del colon irritabile: gli esami del sangue risultano nella norma, così come eventuali esami strumentali (colonscopia ed ecografi a addominale), eppure i sintomi ci sono e sono così imponenti da condizionare in modo molto negativo la vita quotidiana. I sintomi colitici, infatti, arrivano in modo imprevedibile e imperioso, costringendo la persona a vere e proprie “fughe” precipitose alla toilette. Chi soffre di questo problema è costretto perciò a evitare diverse situazioni sociali oppure, se non può evitarle, vi si sottopone con ansia, il che aumenta ancor di più la possibilità della temuta scarica intestinale.
  
Il corpo parla attraverso il colon irritabile

L’irritabilità intestinale mette sempre in imbarazzo chi ne soffre e lo costringe a ridurre il proprio campo d’azione, inducendo frequenti stati d’ansia e una frustrazione che può sfociare in atteggiamenti depressivi. Anche se i farmaci, sia quelli convenzionali, sia quelli alternativi, spesso funzionano poco, il problema del colon irritabile è risolvibile, ma bisogna cambiare approccio. Non basta dire che la causa è lo stress: bisogna ascoltare cosa il nostro corpo vuole segnalare con un disturbo che arriva all’improvviso e poi svanisce, e lo fa più e più volte. Partiamo da un collegamento che i medici esperti in psicosomatica fanno spesso, quello tra intestino e cervello: non solo l’intestino contiene una gran quantità di neurotrasmettitori simili a quelli cerebrali, ma anche a livello funzionale svolge anch’esso funzioni di elaborazione. Sappiamo inoltre che i due organi sono in intimo contatto tra loro, attraverso il sistema nervoso. Quel che ci accade nella vita viene elaborato a entrambi i livelli e che se il livello “alto” non riesce ad affrontare del tutto un problema, quello “basso” gli viene in soccorso, ovviamente a modo suo, con il suo linguaggio biologico.

Alla base c’è una grande insicurezza psicologica

In quest’ottica - che ha prove scientifiche e psicologiche molto solide - la spiccata alternanza di comportamento intestinale equivale a un’alternanza di atteggiamento mentale e psichico: apertura e chiusura, dare e trattenere, esprimere e aspettare, affermarsi e tirarsi indietro, agire e non agire, legittimare i propri bisogni e negarli, arrabbiarsi e nascondere la rabbia. L’alternanza esprime una specie di “grande dubbio” riguardo alla possibilità di mostrarsi per come si è oppure no, a causa di una radicale paura di non essere accettati e quindi di una grande insicurezza. In breve: è un problema di autostima. Chi soffre di colon irritabile sta attraversando una fase di profonda incertezza, non su qualcosa di specifico, ma sul proprio valore, sulla propria identità: “Chi sono? Che cosa voglio davvero? È questa la mia vita? Posso esprimere i miei veri bisogni e desideri”». Solo che, non essendone abbastanza consapevole, non riesce ad affrontare concretamente, dentro di sé, il problema.

Va ritrovato un baricentro stabile

L’irritabilità dell’intestino (al freddo, ai cibi, agli stati d’animo) è espressione di questa insicurezza: in parte manifesta la rabbia per il non riuscire a trovare un atteggiamento stabile e risultati costanti, in parte segnala l’ipersensibilità tipica di chi si fa influenzare da situazioni e giudizi di ogni tipo. E l’ondeggiamento da un sintomo all’altro (dalla stipsi alla diarrea) esprime la ricerca continua e automatica, poiché inconsapevole, di un baricentro sicuro che permetta di affrontare le cose. La soluzione vera per il colon irritabile passa dunque dalla psiche. Ognuno può scegliere quale sia il percorso più adatto: un lavoro psicologico, un potenziamento delle risorse mentali, un migliore contatto col proprio corpo. Quel che conta è considerare che un sintomo così materico, viscerale e violento, riguarda in realtà una delle parti più raffinate e invisibili, ma fondamentali, della nostra persona: la fiducia, la stima, il senso di noi stessi. Il sintomo ci chiede di farli crescere.
  
Come si supera il colon irritabile

Se la sindrome del colon irritabile rivela dunque una difficoltà “esistenziale” a elaborare e far maturare il mondo interiore fino a dargli forma, un valido contributo al superamento del problema risiede proprio nel ricominciare a “dare forma”: all’identità, alle emozioni, alla creatività, al lavoro psichico, alle energie. Non una forma qualunque, ovviamente, ma una che sia “la propria”. Ognuno di noi ha bisogno di tradurre in immagini, in fatti concreti, in un nuovo ordine, in attività definite, quel che è e quel che ha dentro di sé.
È davvero un bisogno primario della psiche: assecondarlo aiuterà, grazie all’analogia tra cervello e intestino, a regolamentare meglio il bisogno primario organico che si esprime con le feci. 

Tratta meglio il tuo corpo

La fiducia di base in se stessi passa dal sentire il corpo, dal percepirlo come salda base su cui poggia tutto il proprio essere, e non come strumento usa e getta cui si rivolgono poche attenzioni. Perciò possono essere utili tutte le pratiche che agiscono in questo senso, dai vari tipi di massaggio alle diverse tecniche corporee, fino a sport di disciplina come il karate. L’importante è che sia tu a sceglierle, e non altri, sulla base dell’affinità che senti con esse.

Di cosa hai davvero bisogno?

Di fatto il colon irritabile, sia simbolicamente sia concretamente, continua a ricordare a chi ne soffre che ci sono dei “bisogni primari” di cui occuparsi con urgenza, cosa che evidentemente non sta facendo. Individua quali sono le tue vere, profonde esigenze interiori e i tuoi desideri, e inizia a dichiararli e a perseguirli man mano, così da rendere inutile questa continua segnalazione da parte dell’intestino.



Via i sensi di colpa

L’ipersensibilità intestinale spesso è lo specchio di un’ipersensibilità alle critiche di chi ci sta attorno. E può essere vinta soltanto riequilibrando le relazioni. Non metterti in passiva e paurosa ricezione dei giudizi altrui: se li temi è perché tu per primo non dai legittimità ai tuoi bisogni, ai “sì” e ai “no” che ti vengono da dentro, magari li censuri e li elimini prima che vedano la luce. È ora di dare più spazio alle tue tendenze, senza inutili sensi di colpa. Non avere paura di te stesso e non avrai paura degli altri.



lunedì 11 aprile 2016

Prendere chili saltando i pasti: rischi per peso e salute

Perché l'abitudine di non consumare regolarmente colazione, pranzo o cena, oppure di avere un’alimentazione a ridotto contenuto di carboidrati, favorisce l'aumento della massa grassa a discapito di quella magra. Scopriamo insieme le conseguenze.


1. Alterazione del senso della fame e predisposizione al aumento di massa grassa 
Una situazione di digiuno porta inevitabilmente a un fisiologico calo di zuccheri nel sangue, questo spinge il cervello a stimolare un senso di fame irrefrenabile (che si potrà scatenare o prima o durante il pasto successivo) che verrà indirizzato soprattutto verso i carboidrati. Ricordiamoci infatti che il sistema nervoso è formato da tessuti “glucosio – dipendenti”, ovvero tessuti che necessitano solo ed esclusivamente  di glucosio per la loro attività metabolica (non possono, ad esempio, prendere energia dai grassi).
Quindi, quando saltiamo un pasto, inevitabilmente al pasto successivo il nostro cervello ci spinge a mangiare di più, o molto di più di quello che mangiamo di solito.
Ma "saltare il pasto" spesso non è riferito solo al pranzo o alla cena: numerosi studi sostengono che l'abitudine a non consumare la colazione sia uno dei principali fattori che favoriscono lo sviluppo dell'obesità e del sovrappeso (soprattutto in età infantile). Il motivo potrebbe trovare una spiegazione nel fatto che fare la colazione, evitando quindi il lungo periodo di digiuno che va dalla cena al pranzo, influenza il pattern alimentare quotidiano, ossia il tipo di alimenti che caratterizza la nostra dieta regolando positivamente l’assunzione calorica giornaliera totale.

2. Predisposizione alla perdita di massa muscolare 
Sarà capitato a tutti di pesarsi dopo un’influenza e di vedersi dimagriti di 2/3 kg, ma pensateci bene, quanto tempo è passato prima di riprendere quei chili persi? Solitamente molto poco.
Quando digiuniamo perdiamo prima liquidi, poi muscolo e solo in un secondo momento andiamo ad intaccare la massa grassa. Il digiuno è una condizione che mette in allarme il nostro cervello, spingendolo a cercare il glucosio (zucchero) contenuto nei carboidrati, ignorando che essendo una sostanza fondamentale per il nostro organismo, in situazioni di emergenza possiamo “produrlo” anche dalle proteine e dai grassi.
Quindi, in condizioni di digiuno (o quando facciamo per lungo tempo una dieta a basso contenuto di carboidrati) il nostro corpo sottrae proteine dal muscolo per ricavarne glucosio. La conseguenza? Perdita di massa muscolare e quindi di massa magra.

3. Rallentamento del metabolismo 
La perdita di massa magra ha come conseguenza inevitabile l'aumento della massa grassa e quando questo succede si può assistere anche ad un rallentamento generale del metabolismo corporeo. 
Semplificando, il metabolismo è la velocità con cui il nostro corpo brucia le calorie per soddisfare i suoi bisogni vitali. Un organismo con un metabolismo lento tenderà sempre ad accumulare più massa grassa e quindi più peso rispetto a un organismo con un metabolismo veloce e in salute, perché tutti i processi necessari per sopravvivere, ovvero quelli che producono e bruciano energia, subiscono un rallentamento.
Ad oggi, un metabolismo ben funzionante rimane la condizione più importante affinché una dieta funzioni. L'incremento della massa magra e l'esercizio fisico sono gli stimoli più importanti per le attività metaboliche. 
Più muscoli abbiamo e più calorie consumiamo nel corso della giornata, indipendentemente dall'età, dal sesso e dal livello di attività fisica. Il muscolo, infatti, è un tessuto con richieste metaboliche nettamente superiori rispetto al tessuto adiposo.

I rischi per la salute 
Aumento del nervosismo e dello stress. La carenza di nutrienti stimola la liberazione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali, un ormone direttamente correlato con gli stati di stress e di nervosismo. Quindi, quando mangiamo meno (soprattutto meno carboidrati) siamo più nervosi, stressati, irritabili. Questo ci porta inevitabilmente a essere più propensi a mangiare fuori pasto, specialmente “cibi spazzatura” (patatine, snack, merendine etc.) che per loro natura sono ricchi di grassi e zuccheri e quindi “consolatori“.

Aumento del rischio di disordini alimentari e carenze nutrizionali. Saltare i pasti o rinunciare ai carboidrati con lo scopo di dimagrire può portare, con il tempo, all'acquisizione di abitudini nutrizionali sbagliate, che possono evolversi anche in disturbi del comportamento alimentare (DCA). Anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata o binge-eating disorder, sono complesse malattie mentali che hanno come caratteristica comune l'ossessione del cibo, del peso e dell'immagine corporea.
In Italia sono oltre 2 milioni i ragazzi che soffrono di anoressia o bulimia nervosa fin dall'età preadolescenziale e l'anoressia nervosa è la prima causa di morte fra le ragazze dai 15 ai 25 anni.


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