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mercoledì 11 maggio 2016

L'ormone dello sport fa dimagrire!

La scoperta di questo ormone, pubblicata sulla rivista  Nature nel 2012, fece il giro del mondo: nei muscoli scheletrici dei topi era stata individuato un ormone, detto irisina che aumentava  in modo proporzionale all'esercizio fisico e venne pertanto ribattezzata con il soprannome di “ormone dello sport”. Questa sostanza era in grado di accelerare il metabolismo e portare benefici al peso forma ma anche al cervello e al cuore. I ricercatori dichiararono in quel occasione che l'irisina è in grado di agire sulle cellule adipose convertendole in grasso bruno, che funziona da deposito ma è anche capace di bruciare i grassi per trasformarli in calore.


Una scoperta che apre nuovi orizzonti terapeutici
L'incremento del irisina nel sangue comporta un’accelerazione del metabolismo di per sé, anche senza svolgere attività fisica.  Ci si chiese in quel momento se da quella scoperta sarebbero potute derivare nuove terapie per le patologie metaboliche come il diabete e l'obesità. L'osservazione era stata fatta dai ricercatori della Harvard University di Boston, ma l'esistenza del irisina nell'uomo fu messa in dubbio perché l'indagine, svolta sui topolini di laboratorio, era stata condotta con metodi inadatti per l’esplorazione nell'uomo. Ora però, gli stessi ricercatori hanno messo a punto una tecnica specifica che ha permesso di   individuare lo stesso ormone anche nel sangue umano e la scoperta è stata pubblicata recentemente su Cell Metabolism.

L’esercizio fisico regola l’attività di questo ormone

Gli studiosi hanno selezionato un campione di 10 persone, di 25 anni di età, di cui 6 sottoposte ad attività fisica intensiva di tipo aerobico, ovvero cyclette, passeggiate e tapis-roulant 3 volte alla settimana e per 12 settimane, e 4 invece sedentarie. È stato confermato che l'irisina circola in minime quantità nel plasma degli individui sedentari mentre nei soggetti sportivi il livello aumenta in modo sensibile. I dati attuali dimostrano quindi in modo inequivocabile che l'irisina non solo esiste anche nel uomo, circola nel sangue ed è regolata dall'esercizio fisico, per cui piccole modificazioni di questo ormone inducono sostanziali modificazioni del metabolismo al interno del corpo umano.

giovedì 5 maggio 2016

I benefici del cioccolato

Il cioccolato, per essere di qualità, deve essere innanzitutto fondente. Deve poi avere un livello di materia grassa molto basso, poco burro di cacao e anche gli zuccheri aggiunti devono essere presenti in quantità limitata. Oltre a essere buonissimo, questo super cibo - con qualche accortezza - può rivelarsi un alleato importante per il tuo benessere fisico.


Il segreto di ogni cioccolato sta nella fava di cacao. Questa è di per sé molto amara, cosa che induce i produttori ad aggiungere al prodotto zuccheri, dolcificanti, frutta secca e altri additivi non sempre naturali. Tali “correttori” aumentano le calorie del prodotto (rendendolo, di fatto, poco salutare) e ne dissipano le proprietà benefiche per il corpo. Scopri, allora, le ragioni per cui dovresti mangiare il cioccolato fondente, che è quello che presenta meno additivi.

Il cioccolato migliora la circolazione sanguigna - Alcuni studi hanno dimostrato che le donne che assumono un quadratino di fondente al giorno hanno meno problemi di circolazione, con conseguente beneficio per gambe e mani. Specialmente dopo una giornata sui tacchi alti, il cioccolato può rinvigorire e aiutare a defaticare i muscoli. Il merito va ai flavonoidi - un composto di antiossidanti - che aumentano la flessibilità di vene e arterie e la cui concentrazione è cinque volte superiore a quella contenuta in una mela!

Il cioccolato fa dimagrire - Una ricerca dell’Università di Copenaghen ha dimostrato come il cioccolato fondente dia un senso di sazietà e appagamento, aiutando in tal modo a prevenire le abbuffate e il senso di fame. Se stai seguendo una dieta non te ne privare: un po’ di cioccolato ti aiuterà a portare a casa la vittoria senza abbandonarti a trasgressioni meno salutari e meno dietetiche.

Il cioccolato rende felici i neonati - Si è dimostrato che le donne che mangiano cioccolato in gravidanza riescono a gestire meglio lo stress di quelle che se ne sono private. Inoltre, uno studio irlandese ha evidenziato che i neonati – le cui madri hanno mangiato cioccolato durante la gestazione – appaiono più tranquilli e felici.

Il cioccolato riduce lo stress - Ogni donna l’ha sperimentato in prima persona e oggi una ricerca della San Diego University lo conferma: il cioccolato resta un prezioso alleato per combattere stress e tristezza. Certo, se ti rintani tra le “sue braccia” spesso rischi di inficiarne i benefici e iniziare a prendere peso. Meglio combinarlo con un’attività al aria aperta: le endorfine scorreranno a fiumi.


Il cioccolato ti protegge dai raggi UVA - Se mangi per tre mesi cioccolato fondente, contenente molti flavonoidi, la tua pelle potrebbe beneficiarne e guadagnare una perfetta abbronzatura dorata. I flavonoidi, infatti, aiutano a proteggersi dai raggi UVA e UVB.

Il cioccolato rende più intelligenti - Quando sei sotto pressione per una scadenza ravvicinata o un impegno importante non sentirti in colpa se indugi a mangiare del cioccolato, anzi! Il cioccolato, infatti, aumenta la concentrazione, ti dà l’energia che ti serve per completare il lavoro e attiva la parte del cervello responsabile dello “stato di allerta”.

lunedì 2 maggio 2016

Dieta Plank: come funziona, rischi e benefici

Promette di dimagrire a tempo record, ma non deve andare oltre le due settimane perché può provocare gravi squilibri: con la dieta Plank riscopri il gusto per la leggerezza e ti disintossichi dallo zucchero. Ecco dieci cose da sapere se desideri dimagrire velocemente.


1 VELOCITÀ – La prima cosa da sapere sulla dieta Plank è che va fatta al massimo una volta all'anno per due settimane: i risultati sono visibili fin dai primi giorni, un fattore positivo in grado di aumentare autostima e tenacia. Con la dieta Plank si perde peso velocemente, tuttavia non è possibile seguire questo stile alimentare per lungo tempo. Se inizi una dieta dimagrante ricorda che è importante il parere di uno specialista, che saprà consigliarti in modo adeguato.

2 COLAZIONE – Il menù per la colazione della dieta Plank prevede caffè nero senza zucchero accompagnato da una fetta di pane sottile, oppure un piccolo panino, o qualche fetta biscottata. Puoi sostituire il caffè con il tè, a cui aggiungere una fetta di limone fresco.

3 ADDIO ZUCCHERO – La dieta Plank non prevede zucchero, ecco uno dei motivi che rendono questo regime adatto solo per brevi periodi, da utilizzare come pausa per alleggerire il lavoro del fegato e disintossicare l'organismo. È possibile sostituire lo zucchero con il miele o alternative come la stevia.


4 PRANZO – Che cosa prevede il menù per il pranzo? Sì alle proteine: bistecca alla griglia, oppure due uova sode, carni bianche come il pollo, o pesce al vapore. Come contorno è possibile accompagnare con un'insalata di pomodori, oppure altri vegetali, per esempio spinaci cotti al vapore e conditi con succo di limone.

5 COTTURA – La cucina prevista dalla dieta Plank punta sulla semplicità. Vegetali e pesce possono essere cotti al vapore, in modo da preservare valori nutrizionali e leggerezza. Grazie alla griglia la carne viene sgrassata e trova un gusto intenso, perfetto da abbinare con le verdure.

6 CONDIMENTI – No a sughi e salsine: per due settimane ritrova il piacere dell'olio extravergine crudo, da utilizzare per condire vegetali, carne e pesce. Puoi insaporire spinaci e insalata con succo di limone fresco.

7 CENA – La dieta Plank prevede una cena leggerissima: frutta a scelta e uno yogurt magro, oppure due uova sode con carote, sedano o spinaci, oppure un'insalata mista da accompagnare con prosciutto cotto o una bistecca.


8 DOMENICA – La cena della domenica sera, sia durante la prima settimana, sia nell'ultimo giorno previsto dalla dieta Plank, è libera: è possibile mangiare tutto ciò che si desidera… senza esagerare! Imparare l'arte della moderazione ti permetterà di ritrovare la forma e mantenere la salute.

9 MERENDA – La dieta Plank non prevederebbe merende, né uno snack per spezzare il pomeriggio. Tuttavia, soprattutto nei primi giorni è possibile combattere gli eventuali attacchi di fame con frutta fresca, tisane non zuccherate e miscele di fiori.

10 STRATEGIE – Grazie alla presenza delle proteine e l'assenza di carboidrati il regime prevede un dimagrimento rapido, tuttavia non può essere protratto oltre le due settimane. Il ritorno a un'alimentazione bilanciata insieme alla pratica regolare di un'attività fisica nel corso della settimana ti aiuterà a mantenerti vitale e in forma.

venerdì 22 aprile 2016

Grana e parmigiano, grandi formaggi anti fame

Sono una generosa fonte di calcio, che rinforza le ossa e riduce l’appetito: ma grana e parmigiano, ricchi di proteine, regalano anche elasticità ai tessuti

Tutte le diete prevedono, tra le più importanti indicazioni nutrizionali, quella di consumare i formaggi con parsimonia, privilegiando quelli freschi e magri (la ricotta per esempio) oppure stagionati, come parmigiano, grana e pecorino, che sono più digeribili e non contengono caseina, una proteina che nei soggetti più sensibili può appesantire la digestione e creare gonfiori e acidità. Il parmigiano e il grana sono dunque ottimi formaggi anche per chi ha bisogno di perdere peso: sono ricchi di proteine ad alto valore biologico e facilmente assimilabili perché sia la lavorazione che subiscono , sia la stagionatura, consentono una frammentazione delle proteine in peptidi, molecole più facilmente digeribili.

Due formaggi, pochi grassi

A differenza di altri formaggi, il contenuto di grassi di grana e parmigiano è minimo, e per oltre il 40% si tratta di grassi insaturi, utili per la salute di cuore, circolo e pelle. Questo avviene perché nella lavorazione del latte, che viene riscaldato, la parte grassa viene fatta affiorare e quindi messa da parte per utilizzarla per produrre il burro. Il contenuto di colesterolo di grana e parmigiano è minimo (circa 100 mg per un etto di formaggio) e quindi possono essere consumati anche dalle persone affette da ipercolesterolemia. Un etto di parmigiano corrisponde, in termini proteici, a 300 g di carne bovina e 600 g di pesce. Il lattosio contenuto sia nel parmigiano che nel grana è trascurabile, quindi questi formaggi sono consigliati anche a chi è intollerante allo zucchero del latte.


Cambia il tempo di stagionatura

La differenza principale fra grana e parmigiano è il tempo di stagionatura, che è maggiore nel parmigiano reggiano (minimo 12 mesi, ma di solito va da 18 a 36 mesi) rispetto a quello del grana (da 9 a un massimo di 15 mesi). Inoltre, il parmigiano nasce in collina e la sua area di produzione è tracciata con rigore: Parma, Reggio, Modena, Mantova (destra del Po), Bologna (a sinistra del Reno); per il grana la zona è più vasta e comprende Piemonte, Trentino, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Puoi mangiarne fino a 150 grammi alla settimana

I valori nutrizionali di grana e parmigiano sono simili: è pressoché equivalente la percentuale di proteine e di vitamine, mentre il quantitativo dei sali minerali varia di pochissimo. Il latte con cui viene preparato il parmigiano ha un contenuto di materia grassa superiore rispetto al latte del grana padano che risulta, quindi, un formaggio un po’ più magro. Rispetto al grana, però, il parmigiano ha un periodo di stagionatura maggiore (che migliora la qualità organolettica degli ingredienti).
 
Non bisogna dimenticare che le croste di grana e parmigiano contengono più vitamine, calcio e fosforo del formaggio stesso! Questo succede perché durante il tempo della fermentazione i micronutrienti si spostano dal centro della forma verso le parti più esterne.  Il parmigiano e il grana possono essere usati come condimento sul riso e sulla pasta, tenendo conto che un cucchiaio vale 25 kcal. Se si condisce con grana e parmigiano, meglio evitare l’aggiunta del burro. In ogni caso, è consigliabile non superare i 150 g di grana o parmigiano nell’arco della settimana.

 

 

martedì 19 aprile 2016

Essere se stessi: per dimagrire, meglio di una dieta!

Per dimagrire non occorre cambiar vita, basta provare a essere se stessi

 

 Vuoi dimagrire? Cambia mentalità


Secondo le ultime ricerche, in chi ingrassa esiste la profonda convinzione che non ce la farà mai a dimagrire. O che forse ci riuscirà solo se cambierà vita, rapporti, relazioni. «Ingrasso perché sono insoddisfatta», come scrive Giulia  in una lettera inviata alla redazione di Dimagrire, il mensile di Riza dedicato a chi vuole perdere peso restando in salute. E poi aggiunge: «finché non cambierò vita, non ce la farò». Niente di più falso!


Per dimagrire non occorre cambiare vita, non c'è da lasciare un marito sbagliato o un lavoro insoddisfacente. No. Si tratta soltanto di imparare ad avere un rapporto diverso con se stessi.

 Marcello, in un'altra lettera mandata alla redazione di Dimagrire, scrive:
«Ho perso 20 chili senza dieta. Ho iniziato a dimagrire quando mi sono detto che non ero contento. Io sono un giocherellone, ma ho sempre avuto paura di mostrarlo temendo si passare per superficiale. E così da anni recitavo il personaggio della persona responsabile, controllata, seria. Via via nel tempo avevo rinunciato alle battute ironiche, che erano la mia caratteristica da ragazzo e che spesso facevano ridere di gusto le persone... Ho iniziato a dimagrire quando ho incominciato a tirar fuori quel personaggio giocherellone con gli amici, in casa e anche sul lavoro... Senza cambiare vita ho ritrovato un modo di essere che avevo seppellito». 


 Questo è bastato: evidentemente Marcello mangiava male perché era frustrato, perché aveva bloccato le sue doti naturali, il suo vero carattere.
Insomma, se riusciamo a cambiare mentalità, siamo sulla buona strada per scacciare i chili di troppo e dimagrire! Non bisogna scalare montagne, occorre solo ritrovare, come Marcello, la parte di noi che abbiamo dimenticato.

domenica 17 aprile 2016

Dall'uva un aiuto per dimagrire

Resveratrolo, un tesoro nascosto nell'uva


Anche se non è ancora la stagione giusta per trovare l' uva la ricerca sugli effetti benefici del frutto della vite non si ferma. Alle già note proprietà del resveratrolo, un composto anti-ossidante presente nella buccia dell' uva, dobbiamo aggiungere anche la capacità di far dimagrire.


Benefici anche per il diabete di tipo 2...
Negli ultimi anni la ricerca sul resveratrolo presente nella buccia dell' uva (specialmente l' uva rossa) si è intensificata notevolmente. Oltre a possedere potenti capacità anti-ossidanti fondamentali nel rallentare l'invecchiamento, recenti studi hanno evidenziato i suoi benefici effetti nel contrastare l'insorgenza del diabete di tipo 2.


...e per il buon funzionamento del metabolismo
A partire da quest'ultimo risultato i ricercatori statunitensi hanno indagato in che modo il resveratrolo influenzi il metabolismo. Dalle analisi, per ora condotte in modelli di laboratorio, si è scoperto che esso è in grado di regolare la produzione di adiponectina, un ormone che controlla il consumo dei lipidi e che è stato dimostrato essere carente nelle persone che dovrebbero dimagrire.


In futuro nuovi farmaci derivati dall'uva?
Dunque il resveratrolo aiuterebbe il nostro corpo a liberarci dal grasso in eccesso modulando l'attività dell'adiponectina. Non solo, lo studio ha inoltre confermato nuovamente le proprietà anti-invecchiamento e anti-diabetiche di questa preziosa molecola anti-ossidante. Come dichiara Feng Liu, uno degli autori dello studio, "Questi risultati dovrebbero essere di grande interesse per tutti coloro che sono obesi o soffrono di diabete e dovrebbero anche fornire informazioni importanti per lo sviluppo di nuovi farmaci".

venerdì 15 aprile 2016

Il muscolo di grano aiuta a dimagrire

Questa alternativa alla carne ha pochi grassi e poche calorie, ma non solo: il muscolo di grano “regala” proteine e acido linoleico che rende elastici i tessuti


Chiamato anche “carne vegetale”, il muscolo di grano è una preparazione ottenuta dal impasto di glutine di frumento con la farina di uno o più cereali (lenticchie, soia, fave, piselli, ceci, lupini), acqua, olio extravergine, sale marino, erbe e spezie: il composto viene cotto in un brodo vegetale, fino ad assumere la consistenza di un arrosto.

Fonte di aminoacidi anti cellulite

Il muscolo di grano è un alimento di alto valore proteico, garantito dal associazione dei preziosi micronutrienti che possiedono i cereali e i legumi. Contiene acidi grassi polinsaturi e in particolare acido linoleico che ha una potente azione antinfiammatoria. La farina di cereali è ricca di sostanze antiossidanti come la lisina mentre quella di frumento contiene buone dosi di metionina e cisteina, che ne completano il contenuto proteico. Il muscolo di grano ha un apporto calorico basso (140 kcal l’etto) e pochi grassi (l’olio extravergine è l’unica componente lipidica). Il muscolo di grano viene proposto sotto forma di bistecche, hamburger, spezzatino, spiedini, filetto, macinata e arrosto. Con il muscolo di grano vengono prodotti anche gli affettati che presentano un bel colore rosato grazie al aggiunta di pomodoro. Con, in più, un indubbio vantaggio: sono privi di nitriti e nitrati, i conservanti dei prosciutti suini.

Si cucina con un filo d’olio ed è molto appetitoso

Il muscolo di grano si cuoce facilmente in una padella antiaderente con un filo d’olio extravergine d’oliva; per ammorbidirlo, puoi aggiungere poco brodo vegetale o del latte di soia o mandorle. È possibile anche la cottura al forno e alla griglia. Il muscolo di grano in versione bistecca ha un aroma che ricorda vagamente quello del pane appena sfornato. Lo spezzatino, che spesso è condito con la paprica, ricorda il gusto dei funghi mentre negli affettati prevale il sapore leggermente affumicato delle spezie.

Puoi preparare il muscolo di grano anche a casa

Il muscolo di grano si acquista già pronto nei negozi di cibi bio. Tuttavia, si può preparare anche in casa: basta amalgamare 100 g di farina di lenticchie o altro cereale e 200 g di glutine con 300 ml di acqua. Aggiungi poi un pizzico di sale, spezie a piacere (curcuma, curry, peperoncino, paprica dolce…) e un trito di aromi (basilico, rosmarino, salvia, timo e menta). Per rendere il composto ancora più ricco si possono aggiungere anche olive, pomodorini secchi, pinoli o mandorle. Lascia riposare l’impasto 15 minuti e intanto prepara una pentola con brodo vegetale che porterai a ebollizione; metti l’impasto in una retina per arrosti, mettilo nella pentola e fai cuocere per 40 minuti. Lascia raffreddare l’arrosto di muscolo di grano e taglialo come desideri: a fettine, a tocchetti come spezzatino o trituralo per preparare ragù o polpettine. Cuoci il muscolo di grano aggiungendo salsa di pomodoro, salsa di soia, verdure miste, panna di soia o brodo vegetale.

mercoledì 13 aprile 2016

Vuoi dimagrire? Inizia a dormire bene

La ricerca  scientifica conferma il ruolo fondamentale che ha il sonno sul nostro equilibrio alimentare e nella perdita di peso: per dimagrire, serve dormire!


Si sa da tempo che l’alimentazione ha un effetto benefico sul riposo notturno, ma quello che sembra emergere da recenti studi è che questo rapporto viaggia in due direzioni: chi dorme bene riesce anche a mantenere con più facilità il peso forma. In particolare alcuni cibi sarebbero da evitare tassativamente nelle ore che precedono il sonno come alcol, caffè, tè e alimenti salati, privilegiando la verdura, la pasta e il pane integrali e i formaggi freschi. Più in generale durante l’intero giorno chi ha problemi di sonno dovrebbe assumere un maggiore quantitativo di fibre, ridurre gli zuccheri aggiunti e i grassi saturi: insomma, qualcosa di affine alla dieta mediterranea.

Un’alimentazione sana “risincronizza” il sonno

I benefici che questa dieta ha sulla salute sono noti da tempo: anzitutto, protegge dalle malattie cardiovascolari e riduce il rischio oncologico. Gli effetti benefici di un’alimentazione corretta però non sembrano esaurirsi qui: mangiando in questo modo si verifica nel corpo una vera e propria risincronizzazione del sonno che diventa così meno disturbato e più profondo. La regolarizzazione dell’”orologio” del sonno a sua volta si ripercuoterebbe in modo beneficio sugli altri orologi interni del corpo.

Gli eccessi alimentari si pagano tutta la notte

I dati sono emersi da uno studio pubblicato recentemente sul Journal of Clinical Sleep Medicine. Le conclusioni a cui sono arrivati i ricercatori sono state che  il nostro sonno è (anche) la conseguenza di ciò che abbiamo mangiato nelle ore precedenti. I quattro autori della ricerca hanno sottoposto ad un esame specifico le persone coinvolte nello studio per cinque notti consecutive in un laboratorio di medicina del sonno. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti per quattro giorni ad una dieta controllata; l’ultima sera, invece, è stata concessa un’alimentazione libera. Confrontando le registrazioni notturne sul ritmo del sonno non è emersa nessuna differenza nella qualità del sonno relativo delle prime tre notti, mentre dopo una cena libera, in cui i partecipanti hanno mangiato cibi diversi sia in termini di quantità che di qualità, si è osservata una riduzione del sonno a onde lente (la fase più profonda del riposo notturno) ed un prolungamento della fase di addormentamento (29 minuti rispetto ai 17 delle prime notti).

Le fibre, amiche del buon sonno

Oltre a questi dati molto chiari è emerso anche che una dieta ricca di fibra vegetale allungherebbe addirittura la durata della fase più profonda del sonno, a differenza di quanto è stato invece osservato in soggetti che abusavano di alimenti ricchi di grassi saturi. Il consumo di alimenti ad alto contenuto di zuccheri, è stato invece correlato ad un sonno poco ristoratore, interrotto  da un notevole numero di risvegli. I dati non lasciano dubbi: una dieta più equilibrata determina un sonno continuo e ristoratore. A sua volta un sonno ristoratore favorisce il rilascio della leptina, un ormone che regola lo stimolo della fame e di conseguenza facilità il mantenimento di un peso costante. Nelle persone che dormono poco e male, si riscontrano livelli più alti di grelina nel sangue, ormone che ha un effetto opposto a quello della leptina: questi soggetti mangiano di più e non riescono a sentire il senso di sazietà, il che li porta a mangiare molto più del necessario.

Per dimagrire fai sette pasti al giorno!

Accade di frequente che le persone che devono perdere peso commettano degli errori che finiscono col compromettere i loro sforzi: uno di questi è l’abitudine a far pause troppo lunghe fra un pasto e l’altro, tipicamente fra la colazione e la cena. Così facendo, il metabolismo rallenta favorendo poi un’impennata glicemica e quindi il desiderio incontrollabile di cibi ipercalorici come dolci e carboidrati. Ma il pericolo non finisce qui: mangiare molto a cena, quando il metabolismo tende naturalmente a rallentare, ci fa digerire male e favorisce l’accumulo di adipe.

La soluzione non è il digiuno, ma il contrario!
Cosa fare dunque? per quanto ci sembri paradossale è fare molti piccoli pasti durante la giornata, fino a sette, evitando così di accumulare la fame eccessiva tanto pericolosa per chi deve dimagrire. Si, perchè la nostra fornace interna brucia in continuazione: studiamo e i nostri polmoni che respirano e il nostro cuore che batte richiedono energia, corriamo e i nostri muscoli vengono riforniti di energia, mangiamo e il nostro intestino viene rifornito di energia per assorbire gli alimenti; persino quando dormiamo quel fuoco non si spegne mai. Questo è il metabolismo. E più questo fuoco è intenso più vengono bruciati rapidamente zuccheri e grassi. Quando rallenta invece si apre la strada al deposito e al accumulo.

Il segreto di un vero dimagrimento è la velocità del metabolismo…

Tutti ovviamente vorremmo avere un metabolismo veloce a garanzia di una forma fisica perfetta eppure, paradossalmente mettiamo in atto strategie che anziché accelerare il nostro metabolismo lo portano a rallentare e a farci ingrassare. Chi, per esempio, di fronte ad un aumento di peso non ha pensato: “Mangio solo una mela al giorno e in una settimana perdo 6 o 7 chili!”. Niente di più sbagliato. Saltare i pasti è uno dei modi migliori per ingrassare, proprio grazie al fatto che l’organismo riceve un messaggio di pericolo e di carestia e il metabolismo, saggiamente, rallenta al massimo per preservare il più possibile i depositi e le scorte, inclusi i depositi di grasso.

…Ma per farlo accelerare, devi farlo lavorare!

È vero invece che il metabolismo accelera se mangiamo poco e spesso: ecco perché una buona soluzione sono sette piccoli pasti al giorno. Come fare? Si comincia con una colazione sostanziosa ma equilibrata (te o caffè senza zucchero, 3 fette biscottate integrali con un velo di miele o marmellata), si prosegue con uno spuntino a metà mattina  (un frutto, uno yogurt, 5 mandorle…), un pranzo leggero e bilanciato che preveda sempre la presenza di verdura, una piccola merenda simile allo spuntino di metà mattina, un aperitivo light (l’ideale è la verdura croccante, che sazia senza appesantire), una cena leggera (ottima scelta una fetta di pesce spada alla griglia, aromatizzato con limone e origano) e infine un quadratino di cioccolato fondente una mezz ora prima di coricarsi. Gli alimenti qui consigliati sono dei suggerimenti, potete modificare il menu per renderlo più affine ai vostri gusti alimentari, ma le regola generale deve rimanere quella di fare tanto piccoli pasti e non due o tre super abbondanti: abituarsi a mangiare in questo modo aiuta il metabolismo a rimanere sempre attivo, a tutto vantaggio della nostra linea.

lunedì 11 aprile 2016

Prendere chili saltando i pasti: rischi per peso e salute

Perché l'abitudine di non consumare regolarmente colazione, pranzo o cena, oppure di avere un’alimentazione a ridotto contenuto di carboidrati, favorisce l'aumento della massa grassa a discapito di quella magra. Scopriamo insieme le conseguenze.


1. Alterazione del senso della fame e predisposizione al aumento di massa grassa 
Una situazione di digiuno porta inevitabilmente a un fisiologico calo di zuccheri nel sangue, questo spinge il cervello a stimolare un senso di fame irrefrenabile (che si potrà scatenare o prima o durante il pasto successivo) che verrà indirizzato soprattutto verso i carboidrati. Ricordiamoci infatti che il sistema nervoso è formato da tessuti “glucosio – dipendenti”, ovvero tessuti che necessitano solo ed esclusivamente  di glucosio per la loro attività metabolica (non possono, ad esempio, prendere energia dai grassi).
Quindi, quando saltiamo un pasto, inevitabilmente al pasto successivo il nostro cervello ci spinge a mangiare di più, o molto di più di quello che mangiamo di solito.
Ma "saltare il pasto" spesso non è riferito solo al pranzo o alla cena: numerosi studi sostengono che l'abitudine a non consumare la colazione sia uno dei principali fattori che favoriscono lo sviluppo dell'obesità e del sovrappeso (soprattutto in età infantile). Il motivo potrebbe trovare una spiegazione nel fatto che fare la colazione, evitando quindi il lungo periodo di digiuno che va dalla cena al pranzo, influenza il pattern alimentare quotidiano, ossia il tipo di alimenti che caratterizza la nostra dieta regolando positivamente l’assunzione calorica giornaliera totale.

2. Predisposizione alla perdita di massa muscolare 
Sarà capitato a tutti di pesarsi dopo un’influenza e di vedersi dimagriti di 2/3 kg, ma pensateci bene, quanto tempo è passato prima di riprendere quei chili persi? Solitamente molto poco.
Quando digiuniamo perdiamo prima liquidi, poi muscolo e solo in un secondo momento andiamo ad intaccare la massa grassa. Il digiuno è una condizione che mette in allarme il nostro cervello, spingendolo a cercare il glucosio (zucchero) contenuto nei carboidrati, ignorando che essendo una sostanza fondamentale per il nostro organismo, in situazioni di emergenza possiamo “produrlo” anche dalle proteine e dai grassi.
Quindi, in condizioni di digiuno (o quando facciamo per lungo tempo una dieta a basso contenuto di carboidrati) il nostro corpo sottrae proteine dal muscolo per ricavarne glucosio. La conseguenza? Perdita di massa muscolare e quindi di massa magra.

3. Rallentamento del metabolismo 
La perdita di massa magra ha come conseguenza inevitabile l'aumento della massa grassa e quando questo succede si può assistere anche ad un rallentamento generale del metabolismo corporeo. 
Semplificando, il metabolismo è la velocità con cui il nostro corpo brucia le calorie per soddisfare i suoi bisogni vitali. Un organismo con un metabolismo lento tenderà sempre ad accumulare più massa grassa e quindi più peso rispetto a un organismo con un metabolismo veloce e in salute, perché tutti i processi necessari per sopravvivere, ovvero quelli che producono e bruciano energia, subiscono un rallentamento.
Ad oggi, un metabolismo ben funzionante rimane la condizione più importante affinché una dieta funzioni. L'incremento della massa magra e l'esercizio fisico sono gli stimoli più importanti per le attività metaboliche. 
Più muscoli abbiamo e più calorie consumiamo nel corso della giornata, indipendentemente dall'età, dal sesso e dal livello di attività fisica. Il muscolo, infatti, è un tessuto con richieste metaboliche nettamente superiori rispetto al tessuto adiposo.

I rischi per la salute 
Aumento del nervosismo e dello stress. La carenza di nutrienti stimola la liberazione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali, un ormone direttamente correlato con gli stati di stress e di nervosismo. Quindi, quando mangiamo meno (soprattutto meno carboidrati) siamo più nervosi, stressati, irritabili. Questo ci porta inevitabilmente a essere più propensi a mangiare fuori pasto, specialmente “cibi spazzatura” (patatine, snack, merendine etc.) che per loro natura sono ricchi di grassi e zuccheri e quindi “consolatori“.

Aumento del rischio di disordini alimentari e carenze nutrizionali. Saltare i pasti o rinunciare ai carboidrati con lo scopo di dimagrire può portare, con il tempo, all'acquisizione di abitudini nutrizionali sbagliate, che possono evolversi anche in disturbi del comportamento alimentare (DCA). Anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata o binge-eating disorder, sono complesse malattie mentali che hanno come caratteristica comune l'ossessione del cibo, del peso e dell'immagine corporea.
In Italia sono oltre 2 milioni i ragazzi che soffrono di anoressia o bulimia nervosa fin dall'età preadolescenziale e l'anoressia nervosa è la prima causa di morte fra le ragazze dai 15 ai 25 anni.


venerdì 8 aprile 2016

Gonfiore e chili di troppo? Bevi più acqua!

Prima di ricorre a una dieta drastica, depura l'organismo bevendo acque cloruro-sodiche e bicarbonato-alcaline, ricche di solfati, calcio e magnesio.


Come liberarci in tempi brevi del gonfiore e dei chili accumulati a colpi di panettone e cibi elaborati? Nessun miracolo o soluzioni drastiche, a quanto dicono gli esperti, per depurarci dei bagordi delle feste bastano cibi leggeri, attività sportiva e corretta idratazione: consigli detox che aiutano a ritrovare la forma in modo semplice e senza grandi sacrifici.
“Bere acqua aiuta il fegato a depurarsi e l'intestino a funzionare meglio”, spiega il Dott. Nicola Sorrentino, dietologo e idroclimatologo dell’Osservatorio Sanpellegrino (www.sanpellegrino-corporate.it), docente presso l’Università degli Studi di Pavia.
“Fegato e reni – afferma lo specialista - svolgono la loro azione lavorando in sinergia. Il fegato trasforma le sostanze potenzialmente tossiche in metabolici inattivi e idrosolubili, che come tali possono essere trasportati tramite il circolo sanguigno fino ai reni, per poi essere eliminati”.
Per alcune acque, infatti, è stata ampiamente dimostrata la funzione detox: “Sono quelle ricche in solfati, calcio e magnesio, quelle cloruro-sodiche e bicarbonato-alcaline – chiarisce Sorrentino -. Le acque che abbondano in minerali sono in grado di agire su diversi meccanismi che aumentano il flusso della bile e aiutano il fegato a ripulirsi dalle tossine, alleggerendo così anche il lavoro dell’intestino, con evidenti miglioramenti nel processo digestivo”.
Senza dimenticare che il miglioramento della funzione biliare favorisce l’abbassamento dei livelli del colesterolo e dei grassi nel sangue e, di conseguenza, un possibile effetto positivo sull'accumulo di grassi nel fegato. 

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